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Il Santuario

IL SANTUARIO DI SAN LUSSORIO

Il Santuario di epoca romanica in onore a San Lussorio, Cesello e Camerino annoverato fra i Santuari italiani, sorge nell’agro fra Selargius e Monserrato (anticamente chiamata Pauli), nella località detta “Serriana”, vicino alla zona archeologica di Su Coddu. L’edificazione del nucleo originario del tempio dovrebbe risalire al V secolo d.C. anche se non mancano pareri discordanti in proposito: l’Archeologo Cao ritiene che si possa addirittura retrodatare al 300, ovvero al periodo di Diocleziano. L’attuale edificio risale, invece, alla seconda metà del 1100, ed è stato esposto nel corso dei secoli non solo alle intemperie ma anche ai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.

La struttura chiesastica si trovava, infatti, vicino al campo di aviazione di Monserrato e per un periodo venne requisita dall’Aeronautica e adibita a ricovero delle truppe nazionali ed alleate. In seguito, negli anni ’50, crollò il tetto nella parte  sovrastante il Cornu Evangelii e questo accentuò lo stato di degrado del Santuario, che venne chiuso al culto. Bisognerà attendere la ristrutturazione degli anni ’90 per vedere ritornare la Chiesetta al suo antico splendore. Nel 1986 l’Amministrazione Comunale di allora acquistò, dai fratelli Soro, la struttura dedicata al culto di San Lussorio, gli edifici ad esso pertinenti ed i terreni circostanti con l’intento di trasformare la zona di San Lussorio in un parco pubblico, includendo in questo progetto anche il restauro della Chiesetta annessa.

Il Santuario costruito dai Monaci Vittorini di Marsiglia è attestato con il nome Santo Lusurio nel 1365. L'Esquirro, raccogliendo le testimonianze della popolazione selargina, ricordava nel 1624 (nell'opera Santuario de Caller) che la Chiesa era stata sempre chiamata “Sa Cresia de is Santus”. Il nome non si è, però, conservato: non lo ricordano studiosi del passato (Angius) né la tradizione popolare; non lo documenta la toponomastica recente (IGM. Foglio 234 IV N.E. Selargius) né quella passata (ASC - Antico Catasto, Fondo Real Corpo di Stato Maggiore, 001 e 002 del 1845).

Il Santuario coincide con tutta probabilità con quella che le fonti ricordano come Chiesa Vittorina dedicata a San Lucifero di Pau (tale intitolazione scaturiva dal desiderio, da parte del clero cagliaritano, di dimostrare la santità di Lucifero di Pau, Arcivescovo di Cagliari, in modo tale da affermare la supremazia della Chiesa cagliaritana su quella sassarese). Con questa dedicazione compare in una donazione a favore dei monaci Vittorini di Marsiglia tra il 1089 e il 1090, in una Bolla di Papa Urbano II, del 4 aprile 1095 e nei registri della Causa Pia fino al 1666. A prescindere dall’alternanza nell’intitolazione, il Santuario è sempre stato conosciuto come “Sa Cresia de is Santus” edificata in onore dei tre martiri Lussorio, Cesello e Camerino. È interessante rilevare che “Sa Cresia de is Santus” sarebbe l’unica intitolata ai tre Santi in Sardegna e nella Penisola.

E' assai probabile che la Chiesa di San Lussorio sia stata un Santuario sin dalla tarda antichità (almeno dal V secolo D.C.). Inserito nel tessuto insediativo della "villa" medievale di Palmas, il Santuario ne fu Chiesa parrocchiale  sino al momento dello spopolamento, avvenuto entro il 1584. Anche dopo, tuttavia, la Chiesa continuò ad essere frequentata da pellegrini e devoti, che lasciarono in alcuni punti dell'edificio traccia del loro passaggio (orme di pellegrinaggio a forma di plantare, croci e altri simboli). Le fonti a disposizione (Epistolario di San Gregorio Magno, Martirologio Gerolimiano, le tre versioni della Passio Sancti Luxurii) non consentono però di chiarire con   sicurezza se si tratta di un Santuario edificato sul luogo del Martirio del Santo, oppure se si tratta di un Santuario memoria, nato per una particolare devozione nei confronti di San Lussorio.

A supporto della prima ipotesi sono alcuni brani della Passio e, anche, l'esistenza in loco di un Sarcofago conosciuto come "Sepolcro di San Lussorio", datato al IV secolo D.C. (periodo del Martirio del Santo), che avrebbe accolto le spoglie del Martire. La seconda ipotesi trova, invece, supporto negli studi di Felice Cherchi Paba, che colloca la nascita delle Chiese sarde dedicate a San Lussorio in ambito culturale bizantino. Secondo lo storico, la diffusione del culto di Lussorio, Santo guerriero, sarebbe nato per contrastare la lotta iconoclasta. In tale ambito si sarebbe diffuso in tutta l'isola il culto dei Santi militari, fra i quali, appunto, quello di Lussorio, cosicché in suo onore sarebbero sorte numerose Chiese, fra le quali sarebbe da includere quella di San Lussorio di Selargius. Nel Santuario selargino, il culto di Lussorio viene associato a quello per i Martiri Cesello e Camerino, Santi bambini che l'agiografia ritiene Martirizzati assieme al primo.

Preliminarmente va detto che la datazione proposta si basa sull'ipotesi che identifica la Chiesa Vittorina di San Lucifero di Pau con quella di San Lussorio di Palma. Alla data della donazione (1089-1090), l'edificio era tuttavia già da tempo edificato. Non è improbabile che l'edificio donato ai Vittorini fosse stato realizzato in età alto-medievale (Vedi Scheda bibliografica F. Cherchi Paba), quando si diffuse in tutta l'isola il culto di San Lussorio e di altri Santi guerrieri, oppure, come propongono studi recenti, in età tardo-antica (IV-V secolo D.C.). La giurisdizione Vittorina è proponibile solo se si accetta l'ipotesi che identifica la Chiesa di San Lussorio con quelle di San Lucifero di Pau, donata assieme al relativo Monastero ai Monaci di Marsiglia nel 1089-1090. Se l'ipotesi che identifica il Santuario di San Lussorio con quello di San Lucifero di Pau è esatta, la prima cura spirituale relativa al Santuario è certo da  ricondurre ai Vittorini di Marsiglia. Non sappiamo chi ebbe cura del Santuario dalla metà del XIV secolo D.C., periodo in cui si registrò l'irreversibile decadenza dell'Ordine Vittorino in Sardegna, e, in particolare, nel cagliaritano.

A seguito di importanti lavori di restauro sono state demolite parti aggiuntive della Chiesa, ritenute poco interessanti dal punto di vista architettonico e non necessarie in quanto non comprese nell'originaria fabbrica romanica. I lavori di ristrutturazione hanno preservato la parte frontale del portico settecentesco, è' stato ricostruito il tetto, le pareti e il rosone frontale. Dopo la metà del XVIII secolo D.C., alla facciata venne addossato un nartece realizzato con arcate con copertura a capanna. Il portico fu in seguito chiuso con grate. Entrato in possesso dei Monaci Vittorini di Marsiglia, l'edificio subì ampliamenti e rimaneggiamenti. I Vittorini applicando i canoni costruttivi da loro già usati nella edificazione di altre Chiese Sarde trasformarono, infatti, la pianta dell'edificio, realizzando una navata aggiuntiva, inoltre è probabile che fosse stata prevista la costruzione di una terza navata, la destra, forse mai realizzata o forse, come ritengono alcuni studiosi, crollata in un momento a noi oscuro.  Non sono noti i nomi degli architetti e delle maestranze che operarono nella fabbrica di San Lussorio, ma è certo che la pianta riflette il gusto architettonico Vittorino. Accorpato alla Chiesa sorge la villa rurale in stile liberty di  proprietà della famiglia Soro (oggi ex proprietari), che rappresentava il Monastero Vittorino le cui strutture murarie erano visibili sino a tutto il secolo. Oggi la villa è completamente ristrutturata, la pianta è di forma rettangolare, lungo i prospetti laterali si aprono una serie di finestre, anch’esse rettangolari, piuttosto ampie ed architravate. L’accesso, consentito da un’unica apertura ad arco, si trova sul lato corto dell’edificio, mentre il piano superiore è caratterizzato da un ampio terrazzo a ballatoio e la copertura è costituita da un tetto a due falde su capriate.

Nel 1614 il Papa Paolo V concesse ai pellegrini che si fossero recati nella Chiesa di San Lussorio le indulgenze settenarie. Il 26 marzo 1619 lo stesso Pontefice concesse l'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che avessero visitato il Santuario nel giorno della Festa di San Lussorio, Cesello e Camerino. Non è nota la provenienza dei pellegrini di età medievale, per i quali possiamo ipotizzare percorsi devozionali di tipo locale e regionale, ma a questi vanno attribuiti i signa di pellegrinaggio (orme di pellegrinaggio a forma di plantare) incisi all'interno e all'esterno della Chiesa. Tali orme inducono a ritenere il Santuario una Chiesa della perdonanza: come tale essa potrebbe essere inserita nel circuito di Chiese penitenziali, distribuite nei territori dei Regni giudicali Sardi. In età moderna il bacino di utenza fu di carattere regionale, anche se la maggior parte dei pellegrini proveniva dal Campidano di Cagliari. Nella metà dell'Ottocento, l'Angius ricordava che alle feste celebrate in onore del Santo "concorre ... molta gente dà paesi vicini e anche lontani".

L’architettura dell’edificio presenta interessanti peculiarità, si suppone che nella planimetria originaria, l’edificio fosse suddiviso in tre navate, separate per mezzo di due file di tre colonne ciascuna: una navata centrale più ampia e più alta e due laterali più piccole e più basse. A seguito dei crolli verificatisi già prima del 1600, che coinvolsero sia la navatella destra che l’abside, a tal proposito, parrebbe che l’Arcivescovo di Cagliari del tempo, Francesco de Esquivel, abbia fatto ricostruire l’edificio con un’aula unica, priva di colonne, come si può osservare nel suo assetto attuale, inoltre fece ampliare la costruzione con un prodromo a mò di loggia, del quale attualmente rimane solo  l’elegante ed ampio arco, poco discosto dalla facciata. Gli esperti muratori del tempo (maestri picapedrers), interpellati dall’Arcivescovo, affermarono che l’edificio, anticamente, doveva essere a tre navate. La loro tesi sarebbe avvalorata dal fatto che, a seguito della ricostruzione operata nel 1600, sia il colmo del tetto a capriate che l’ubicazione dell’Altare sono stati portati fuori asse, mentre invece quest’ultimo avrebbe dovuto trovarsi allineato con la  porta principale. Tuttavia non è certo che la struttura fosse inizialmente tripartita: la navata di destra potrebbe non essere mai esistita. È infatti possibile che l’impianto fosse a due  navate come riscontrato, peraltro, come in altri edifici Sardi del Medioevo. Tale scelta potrebbe essere stata dettata dalla volontà di procedere, in futuro, ad un ampliamento, che avrebbe dovuto portare a costruire un’aula trinavata.

La facciata è caratterizzata da uno schema a frontone. La navata centrale presenta un sistema di tre archi pensili retti da lesene, stando alle ricostruzioni di alcuni disegni del 1600, i tre archi, a quell’epoca, si allungavano fino alla  base e andavano a riquadrare il portone di ingresso. L’arco centrale è arricchito da una finestra bifora divisa da una colonna che sostiene due archetti lavorati in modo diverso tra loro. Nell’arco situato alla sinistra della bifora è possibile scorgere un incavo a motivo triangolare, sulla sommità del timpano si erge, maestoso, il campanile a vela dotato di campana, caratterizzato da una luce leggermente ogivale. I portali di ingresso sono due: quello principale, più ampio, si trova nella navata centrale, immediatamente sotto i tre archi pensili, in corrispondenza della bifora; quello secondario, provvisto di architrave monolitico, è caratterizzato da un arco a tutto sesto e da una cornice di  quattro archetti pensili con decori geometrici o fitomorfi, sulla loro destra è ben visibile un incavo circolare, che un tempo doveva contenere un bacino ceramico.

L'interno della Chiesa era destinato alla sepoltura dei morti, usanza in auge sino alla prima metà dell'Ottocento, a tal proposito durante i lavori di restauro sono state recuperate due lastre tombali marmoree, originariamente situate nel pavimento, oggi, dopo essere state opportunamente restaurate, sono sistemate sul lato destro della navata interna. La prima, relativa alla tomba del Vicario parrocchiale di Selargius, Raffaele Soro, presenta un’incisione col teschio e riporta la seguente iscrizione: “A.M. di Raffaele Soro, Vicario Parrocchiale di Selargius, morto li 2 maggio 1852 d’anni 52. I congiunti addolorati P.Q.M.” . La seconda, anch’essa di marmo bianco, si presenta, purtroppo, molto frantumata. È tuttavia possibile leggerne l’incisione: “Francesco Sanna di Cagliari, nato nel 4 Ottobre 1777, morto nel 22 Febbraio 1862. Intelligente ed ottimo negoziante, fu caro a quanti lo avvicinarono.  Curò ed aumentò con vera attività il proprio censo. Fu ottimo marito di compianta consorte, impareggiabile padre d’amata numerosa prole. Questo tributo d’affettuosa devozione colle lagrime P.”

Alcuni documenti conservati nell'Archivio Arcivescovile di Cagliari (Vedi scheda bibliografica S. Violante) attestano la sepoltura in loco di un personaggio, tale Pietro Satta, iglesiente, che trascorse parte della sua vita da eremita in San Lussorio (documento del 2 aprile 1681). Sull'esistenza dell'eremita volle accertarsi nell'anno 1778 il Vicario generale del Capitolo di Cagliari, che inviò una lettera circolare al Vicario della Parrocchia di Maria Vergine Assunta per avere informazioni a proposito. Il Vicario, sulla base dei documenti, delle tradizioni e delle testimonianze a sua disposizione, rispose però negativamente (Archivio Diocesano di Cagliari, Respuestas del 1778).

La Chiesa possedeva importanti arredi e oggetti sacri purtroppo scomparsi nel corso del tempo. La maggior parte furono trafugati quando la Chiesa fu resa inagibile dai bombardamenti della seconda guerra mondiale prima e dal crollo del tetto negli anni ’50 poi, mentre altri rimasero in custodia alla famiglia Soro che di recente ha restituito al Santuario alcuni di questi oggetti. Un documento del 1607 ricorda la presenza nella Chiesa di una Statua in legno, ora perduta, ritenuta di fattura quattrocentesca, riccamente vestita, dedicata al Santo titolare. Un altro documento, ancora seicentesco, ricorda la presenza nel Santuario di un retablo realizzato nella scuola di Michele Cavaro, dei  primi del Cinquecento, raffigurante la Vergine con il Bambino Gesù, la Crocefissione, San Biagio, San Lussorio, San Cesello e San Camerino, San Pietro, San Cosimo, Cristo che si leva dal Sepolcro, San Damiano e San Paolo.

Apparteneva alla Chiesa anche un paliotto delle dimensioni di 104x220 cm, restaurato di recente, (attualmente custodito presso l’ufficio del Sindaco) realizzato da Francesco Massa, pittore e cavaliere appartenente alla nobile famiglia che nel Settecento possedeva numerosi terreni presso il San Lussorio che rappresenta il Martirio dei tre Santi. Si tratta di un olio su tavola, molto particolare per la rappresentazione teatrale delle scene raffigurate. Ai lati si scorgono dei drappeggi di colore rosso scarlatto che fungono da sipario: in primo piano, su un piedistallo ornato da volute barocche a forma di S che affiancano lo stemma nobiliare dei Massa, sono raffigurati i tre Santi. La scena centrale è messa in risalto dalla raffigurazione di una fila di cipressi per ogni lato, disposti in fuga prospettica. Nel lato destro del dipinto, che ha come sfondo l’inconfondibile Chiesa di Selargius (caratterizzata dall’ampio arco di fronte alla facciata), è rappresentato il Martirio dei tre Santi. Nel lato sinistro, invece, viene raffigurato solo San Lussorio disteso a terra mentre due persecutori armati di bastone infieriscono su di lui.

Dalla documentazione fotografica sappiamo che all'interno della Chiesa era presente un pulpito ligneo situato alla destra dell’Altare (presente fino agli anni ’60), e una pregevole acquasantiera scolpita nella pietra. Attualmente all’interno del Santuario esistono vari oggetti di culto:

  • tre Statue lignee (risalente al Settecento) dei Santi Lussorio, Cesello e Camerino custodite nella Parrocchia di Maria Vergine Assunta in Selargius, che vengono trasferite nel Santuario, una volta all’anno, in occasione dei festeggiamenti che si svolgono a ridosso del 21 agosto, giorno del Martirio dei Santi Lussorio, Cesello e Camarino (304 D.C.). Le Antiche Statue sono di legno scolpito, dipinte in policromia, e databili agli inizi del 1600, sia per lo stile scultoreo sia per il tipo di abbigliamento: si noti la sacralità del corpo e la ieraticità dello sguardo rivolto al cielo, soprattutto nella Statua di San Lussorio. L’unico segno di movimento è dato dall’incedere della gamba    destra e dalle braccia protese in avanti che però non dimostrano la volontà dello scultore di dare il movimento, ma hanno solo uno scopo funzionale, infatti servono a sorreggere le insegne della iconografia del Martire: la Palma e il Libro. Anche il panneggio della corta tunica verde e oro, in “estofado de oro” che sotto la corazza, è quasi assente, se si eccettua una rigida piega che scopre il ginocchio destro. Analoga staticità vediamo nelle Statue dei fanciulli Ceselo e Camarino, nella predella di queste Statue compare il nome di un restauratore (Efisio Atzori) di Cagliari e la data del 1894: notiamo i maldestri interventi di restauro pittorico nei calzari delle tre Statue. E’  invece anonimo lo scultore originale. Si noti che il periodo di fabbricazione coincide con quello del rinvenimento a Cagliari delle Reliquie dei “Corpi Santi”, custoditi nella Cripta della Cattedrale, a seguito del quale ebbe un  notevole incremento il culto, in particolare, dei Martiri e di San Lussorio. All’interno del Santuario esistono le copie realizzate nel 1994 dell’Artista Claudio Pulli che sono di pertinenza del Santuario dove vi restano tutto l’anno.
  • Una Reliquia (frammento di falange) proveniente dalla Cattedrale di Cagliari, esposta nella teca che si trova nella colonna centrale dell’Altare La reliquia è conservata in un reliquiario di argento realizzato a cera persa, accompagnata da un documento del 1827, con cui l'allora Arcivescovo di Cagliari ne comprovava l'autenticità.
  • Un Sarcofago databile all’età tardo antica in virtù delle sue caratteristiche scultoree, ritenuto dalla tradizione popolare la “Tomba di San Lussorio”. Il Sarcofago è posizionato sul lato sinistro dell’unica navata interna e un tempo fungeva da base ad un Altare laterale. Ancorché non sia certo che il Sarcofago litico del IV secolo abbia realmente accolto le spoglie di San Lussorio di sicuro ha contenuto i resti di un personaggio di rango militare. La facciata anteriore, infatti, è abbellita da tre edicole in bassorilievo con simboli bellici: in quella centrale è raffigurato un militare armato di spada vestito col pallio mentre, nelle edicole laterali, troviamo due protomi leonine. La parte  frontale dell’antico sepolcro, strigilata, è inoltre abbellita da una cornice con doppio motivo floreale: una più esterna, costituita da una ghirlanda di fiori, ed una più interna, con foglie stilizzate. Anche le facciate laterali del Sarcofago raffigurano armi: una lancia ed un’ascia bipenne incrociate sotto uno scudo romboidale. La parte destra dell’urna appare rovinata a causa delle leve e dei cunei utilizzati in passato per sollevare il coperchio, andato   perduto quando furono portate via le ossa, ma si ipotizza che fosse di tipo monolitico e a due spioventi. Le ossa del Martire furono trasferite a Pavia nel 722 riscattate dal re Longobardo Liutprando insieme a quelle di Cesello e Camarino e collocate con quelle di Sant’Agostino in San Pietro in Ciel d’Oro. Attualmente si trovano nella Cappella del Seminario Vescovile di Pavia. Il Cranio di San Lussorio, invece, si trova nell’Altare Maggiore della Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa, dove fu pervenuto dopo varie vicende storiche e dopo aver dato il nome alla tenuta di San Rossore di Pisa.

Gli arredi della Chiesa sono costituiti da: un turibolo, una navicella e un campanello d'argento di fattura tardo settecentesca; da alcune ampolle con vassoio, un pisside, un calice (secolo XIX); da un messale risalente al 1772 e da un altro del 1880. Vi sono, inoltre, un aureale in argento (secolo XVIII), e tutti i simboli del martirio di San Lussorio (palmette, spada finemente cesellata, messale con custodia in argento, risalenti al XVIII secolo). Sono conservati   anche diversi paramenti sacri, tutti risalenti al XVIII secolo e gli abiti, sempre settecenteschi, che in occasione della festa rivestivano l'antico gruppo Statuario di Lussorio, Cesello e Camerino. Gli ex voto sono rimasti in possesso della famiglia Soro (antichi proprietari), sino al 2000, anno in cui sono stati ricollocati all'interno del Santuario. La raccolta è costituita da: fascia da ufficiale; medaglia risalente alla II guerra d'indipendenza; medaglia datata 1848 donata dal sottotenente Porceddu, dei Cacciatori Guardie, medaglia con scritta francese recante il ritratto di Napoleone III, risalente al 1859 e relativa alle campagne d'Italia di Montebello, Palestro, Turbigo, Magenta, Marignon e Solferino; medaglia del 1861; ex voto d'argento riproducente la sagoma di un orecchio. Particolarmente interessanti sono alcuni ex voto in oro: uno, riproducente la sagoma di un cuore, datato presumibilmente alla seconda metà del XVIII secolo, è filigranato, con figure di angeli, ed è caratterizzato dalla sigla GR (grazia ricevuta). Notevoli sono anche 6 anelli di foggia femminile, in oro con pietre preziose incastonate e anche un ex voto in argento a forma di cuore, offerto alcuni anni fa per grazia ricevuta, attualmente il tutto è custodito nel Santuario all’interno di alcune vetrine in cristallo. Quando si parla di miracoli trattasi di grazie ricevute (guarigioni spesso ottenute tramite il contatto con il Sarcofago di San Lussorio, o per invocazione allo stesso Santo, miracoli spirituali), testimoniate da devoti ancora oggi in vita. Nella storia recente del Santuario va ricordata la data del 21 settembre 1994, quando le antiche Obrerie dei Massaius, Ortolanus, Fusteris e Picaperderis costituitesi per onorare il Glorioso Santo Luxorio, si ricostituiscono nel “Gremio degli Agricoltori, Falegnami e Muratori in onore a San Lussorio”, associazione di devoti con il compito di provvedere ogni anno all’organizzazione dell’antica Sagra in onore a San Lussorio, Santo Patrono della Municipalità di Selargius, favorire nella fede il culto dei Santi Martiri, esaltando nelle celebrazioni la tradizione storica, popolare e religiosa, di supportare la gestione e cura degli arredi, paramenti sacri e del Santuario.

 

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